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BEAUTY NEWS

Focus sui capelli ricci e sulle star - da Blake Lively a Sarah Jessica Parker passando per Jennifer Lopez e Naomi Campbell - che li portano magistralmente a cui, per questo ispirarci. E se volete un effetto da star leggete questo articolo in cui vi spieghiamo come realizzare onde perfette (in più, sotto le foto delle star trovate i 10 prodotti per capelli ricci che non possono mancare nel vostro beauty case). 

I capelli ricci che, grazie anche a The 47th Annual Golden Globe Awards
I capelli ricci che, grazie anche a "Pretty Woman", sono entrati nella leggenda: quelli di Julia Roberts
Ron Galella, Ltd.Lontani i tempi della prima stagione di SATC, Sarah Jessica Parker punta su capelli ricci molto definiti'I Don't Know How She Does It' Melbourne Premiere
Lontani i tempi della prima stagione di SATC, Sarah Jessica Parker punta su capelli ricci molto definiti
Scott BarbourLi porta raramente lisci, d'altronde Shakira è entrata nel nostro immaginario con i capelli ricciThe 49th Annual GRAMMY Awards - Show
Li porta raramente lisci, d'altronde Shakira è entrata nel nostro immaginario con i capelli ricci
Michael Caulfield ArchiveNaomi Campbell abbandona le extensions super lisce per un caschetto riccio con frangia2019 Vanity Fair Oscar Party Hosted By Radhika Jones - Arrivals
Naomi Campbell abbandona le extensions super lisce per un caschetto riccio con frangia
Jon KopaloffBlake Lively alterna capelli ricci (di solito molto definiti) a onde morbide e lunghezze più lisce"Pokemon Detective Pikachu" U.S. Premiere
Blake Lively alterna capelli ricci (di solito molto definiti) a onde morbide e lunghezze più lisce
Michael StewartRihanna con i capelli ricci raccolti in una coda alta e qualche ciuffo curly a coprirle la fronteRiRi By Rihanna Fragrance Unveiling At Macy's Downtown Brooklyn
Rihanna con i capelli ricci raccolti in una coda alta e qualche ciuffo curly a coprirle la fronte
Dimitrios KambourisNon sono capelli ricci naturali d'accordo, ma che bellezza la piega mossa di Jennifer Lawrence90th Annual Academy Awards - Arrivals
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Dan MacMedanAltra icona dei capelli ricci Afef Jnifen li porta a volte molto definiti altre 2015 Pirelli Calendar - Red Carpet
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VenturelliUn caschetto afro realizzato ad arte quello sfoggiato da Halle Berry nel 201789th Annual Academy Awards - Arrivals
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Frazer HarrisonPreferisce i look voluminosi ma ordinati Jennifer Lopez che anche per questo raccolto riccio punta sulla definizioneGuess Spring 2018 Campaign Reveal Starring, Jennifer Lopez
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Donato SardellaNe abbiamo parlato per mesi e d'altronde la frangia riccia di Sandra Oh - curatissima - merita tutta la nostra attenzioneAMC Network Summit
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Jamie McCarthyUn altro raccolto riccio con ciuffi liberi davanti al viso: ecco come Rita Ora ha partecipato ai Vanity Fair Oscar Party del 20182018 Vanity Fair Oscar Party Hosted By Radhika Jones - Arrivals
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J. MerrittCapelli ricci naturali con riga in mezzo per Joan Smalls che di solito vediamo liscia 2014 MTV Video Music Awards - Red Carpet
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Jeff KravitzNon ci sono mezze misure: Tina Kunakey i capelli li porta o sciolti e afro o raccolti e liscissimi"Les Miserables" Red Carpet - The 72nd Annual Cannes Film Festival
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Samir HusseinPrima del caschetto e della frangia, Taylor Swift portava i capelli così, lunghi e con i boccoli57th Annual BMI Country Awards - Arrivals
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Rick DiamondSuper afro con accessorio gioiello: era indimenticabile l'hairstyle di Kerry Washington al Met Gala 2018Heavenly Bodies: Fashion & The Catholic Imagination Costume Institute Gala
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Taylor HillUn caschetto corto e riccio che è diventato uno dei tagli più copiati del 2009. È il bob di Marion Cotillard"The Model As Muse: Embodying Fashion" Costume Institute Gala - Arrivals
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Stephen LovekinUn riccio voluminoso ma Goya Cinema Awards 2012 - Red Carpet
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Pablo Blazquez DominguezUn caschetto lungo e afro - con cui si è anche sposata - il taglio scelto da Solange Knowles"Beyonce: Life Is But A Dream" New York Premiere
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Charles EshelmanÈ la regina del riccio perché ha i capelli che tutte vorremmo (lisce e non): signore e signori... Zendaya GQ Men Of The Year Awards 2019 - Arrivals
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Flawless beauty, Perfect skin

Basta questa definizione - bellezza impeccabile, pelle perfetta - per descrivere il trucco nude che la make-up artist Lauren Parsons ha realizzato, con il supporto del team KIKO MILANO, per la sfilata Autunno Inverno 2020 2021 di N°21.

Incarnato luminoso e impeccabile realizzato da Lauren Parsons e dal team di KIKO MILANO per N°21
Incarnato luminoso e impeccabile realizzato da Lauren Parsons e dal team di KIKO MILANO per N°21

Un trucco nude appunto con accenti caldi e autunnali perfetto per mettere in risalto la donna immaginata dalla Maison, forte, sofisticata e con personalità. Il focus è sullo zigomo leggermente glossy e sulla palpebra mobile in nuance leggermente più scura rispetto a quella dell'incarnato.

La “flawless beauty” interpretata da Lauren Parsons e KIKO MILANO per N°21
La “flawless beauty” interpretata da Lauren Parsons e KIKO MILANO per N°21

Da non sottovalutare le sopracciglia, spazzolate e definite, ma lasciate naturali per incorniciare lo sguardo senza prevaricarlo.

Sopracciglia forti ma naturali da N°21 chez Lauren Parsons e KIKO MILANO
Sopracciglia forti ma naturali da N°21 chez Lauren Parsons e KIKO MILANO

Sei i prodotti star utilizzati: dall'idratante ad effetto glow fino alla matita sopracciglia passando per ombretto e rossetto. Tutti KIKO MILANO, tutti qui sotto. 

Hydra Pro Glow, KIKO MILANO
Hydra Pro Glow, KIKO MILANO
Velvet Passion Matte Lipstick 328, KIKO MILANO
Velvet Passion Matte Lipstick 328, KIKO MILANO
Green Me Lips & Cheeks 103, KIKO MILANO
Green Me Lips & Cheeks 103, KIKO MILANO
Longlasting Stick Eyeshadow 28, KIKO MILANO
Longlasting Stick Eyeshadow 28, KIKO MILANO
Colour Lasting Creamy Eyeshadow 05, KIKO MILANO
Colour Lasting Creamy Eyeshadow 05, KIKO MILANO
Eyebrow Sculpt, KIKO MILANO
Eyebrow Sculpt, KIKO MILANO


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© Lotte van Raalte
© Lotte van Raalte

‘BODY’ is the first photography book by Lotte van Raalte. It is an ode to the female body in all its glory, an intimate documentation of the photographer’s encounters with women of all ages. We asked few questions to Lotte about the project of the book - the design is by Merel van den Berg and there is a text by Lou Stoppard - on the eve of its launch which will be tomorrow at 6 PM in London @photobookcafe. The book launch will be accompanied with a solo exhibition.

What was the driving force behind the project?

I’ve always been fascinated by people: their faces, bodies, expressions and stories. I was already focusing on skin and shapes but never thought I’d be drawn to nude photography. Then I was shooting in Morocco for a beauty brand and on the last day - while I was editing - I got distracted by the beautiful freckles and birth marks of my producer. I started to take close ups of her skin and not much later she was completely naked in the pool. It felt like such a liberation to shoot without any products, just a pure human being. And someone who had never been in front of a camera. I knew that I wanted to continue this “research” towards the female body. Not models, but all kinds of women of all ages and backgrounds. I had always been quite critical about how we have portrayed women in fashion, art, the film and music industry and wanted to see where this research would lead me. I wasn’t sure If I would like it at all, seeing as I always wanted to get as close to people as possible. So looking back, I think this project has always been in the cards for me.

The protagonists of your photos are 46 women, aged 13 to 94. 

How did you choose them? How do you deal with your subjects? 

After my trip to Morocco I started a search for women on social media of all ages, sizes and shapes to pose nude. I received an overwhelming amount of responses and started to shoot most of them, one by one, in nature or my daylight studio. Most of them were under 40-years old which let me to look for an older demographic of women offline. I also photographed my mom at a nude beach near my home town. That day on the beach I also met some other incredible women at the higher end of the age spectrum. In fact my mom was quite instrumental in helping me tap into a different demographic, she was the one who introduced me to a 94-year old lady, for example. At first I was quite nervous. I’m always super conscious and sensitive to people’s energy and since - for most of the women - it was the first time ever to do something like this, I felt a huge responsibility. I am however very aware of the fact that I always shoot my subjects as real and honest as possible. After a while I didn’t feel any difference between shooting with or without clothes. In addition, I also interviewed all the women asking the same questions: “What’s your relationship with your body? What do you think of the current beauty standards? Describe your body as objectively as possible in short words.” The answers to this last question were transformed into an index featured on the first and last page of the book.

© Lotte van Raalte
© Lotte van Raalte

How do your subjects react to the pictures you take of them?

To me, personally, it’s maybe even more interesting to talk about how they felt and behaved during the shoot itself. Some of them were super nervous. Others very confident (like the youngest, a 13-year old girl). For most of them it was a very liberating experience. My biggest accomplishment with this project was when the women felt more happy, confident or content in their bodies after the shoot. I really made sure that I kept everyone updated on image selection, which most of the women reacted very positively about. Of course - since I don’t photoshop or hide anything - one or two images got changed or removed from the final edit out of personal reasons from the women. What still fascinates me most is to realize that almost all women will react more critical to their own images compared to images of others. I am still not quite sure why that is. Still haven’t found the right answer to where this comes from. Maybe because we - as human beings - are in general most critical and hard on ourselves and effectively also on our incredibly loyal bodies. Luckily I found a way to change this around a bit, not only for the women I’ve photographed for the book, but also the people that have seen the photographs and said “Wow, I find this is so beautiful. I should embrace this part of myself just as much.”

Your pictures show women in their most natural form, as they are. There's a feeling of freedom that reminds me of Ren Hang's statement: 'People come into this world naked and I consider naked bodies to be people's original, authentic look. I feel the real existence of people through their naked bodies'. What kind of body image were you looking for? By showing naked bodies out of context in all their powerful beauty, are you constructing a ‘new mythology’?

I can relate strongly to Ren Hang’s quote, because I do feel that there’s nothing more real (strong & vulnerable) than a naked body. I wasn’t “looking” for a certain body image when I started, but I did find it shocking how many issues people have with their bodies while it’s such a beautiful and incredible instrument. I guess our issues with our bodies reflect our fears in general: fear for imperfection, fear for change and fear for impermanence. I don’t think I’ve constructed a ‘new mythology’, I would rather say that I’ve constructed a ‘new reality’.

© Lotte van Raalte
© Lotte van Raalte

The Italian writer Elena Ferrante wrote: 'Even today, after a century of feminism, we can’t fully be ourselves, don’t belong to ourselves. Our defects, our cruelties, our crimes, our virtues, our pleasure, our very language are obediently inscribed in the hierarchies of the male, are punished or praised according to codes that don’t really belong to us and therefore wear us out. It’s a condition that makes it easy to become odious to others and to ourselves. To demonstrate what we are with an effort at autonomy requires that we maintain a ruthless vigilance over ourselves'. This is especially true about the relationship that women establish with their bodies. As a woman photographer, what does photographing female bodies mean to you?

This is so accurate and also something that Lou Stoppard and I talked about while writing the text for the book. “Of course, the body is fashionable. It always has been so—an object, or prop, to delight, inspire and titillate. It has been used to spark desire and insecurity, to sell products, to control taste. We are informed by our age. In the past we admired quite different stomachs, thighs and faces. Back then, beautiful meant something else entirely. Each age has its own requirements, its own odd ideals and obsessions. Today it is fashionable to talk of celebrating the body, to talk of empowerment. How can one ever showcase the body without commodifying, or sexualising, or narrowing it in some way, however small, however subtle? Maybe one can’t. Here, we are asked to forget all this, and simply admire this wonderful, complicated, unbelievable instrument. We are asked to look freely.” So to answer your question; photographing their bodies meant ‘freedom’.

We are living in the 'age of the female gaze'. Are there any artists who influenced/ inspired the way you see women through the lens? 

I don’t think so, but Frida Kahlo has always been a huge inspiration to me. Besides her unique aesthetics she questioned gender, politics, class and race within her society, which was very unusual for her time. I love how she mixed reality with fantasy, her inner and outer world, her fears and her love. To me she is the definition of smart, talented, honest, vulnerable and strong women.

Everyday we are overwhelmed by pictures of women which are often stereotyped: they perpetuate cliches that manipulate our way of seeing and interpreting femininity. In your opinion, how many 'different' images should we see in order to change our mentality?

I’m really very worried about our visual culture, on and offline: plastic surgery, botox, fillers, filters, the ‘perfect Instagram look’. You would think that in this time and age we would have set ourselves free from the male gaze. Even when we see beautiful, more curvy women on our screens, to me it still feels like a sexual approach to beauty, which to me is so narrow minded and sad. There’s nothing wrong with feeling sexy, but why does it always have to be so provocative and have this illusion of perfection? Perfection doesn’t exist, perfection is boring, perfection only leads to frustration. I completely understand that it’s in human nature to look up to someone, to be inspired by others, but we can also look at impermanence and imperfection - that what life is in its nature - and be inspired. I cannot say how many images we should see, but this book is my attempt to I show a different view on beauty. Maybe it’s not even about the amount of images we should see of people. When do we ever say “this is an imperfect or ugly tree”? Perhaps if we payed more attention to nature, we might understand the nature of the human body much better.

© Lotte van Raalte
© Lotte van Raalte

This is your first photography book. Why did you decide to publish it?

There’s a few reasons. First of all I’ve always been a collector of books, especially art books, so I’ve been meaning to publish my own for a long time but never thought a project was valid or important enough. After the first few shoots I did for this project I knew this was going to be a document, a collection of women. Then I asked one of my favourite designers Merel van den Berg if she wanted to design the book and she said yes. I really wanted it to be a dialogue between us two so we started very early in the process while I was still photographing we already were editing. I think we spent approximately one year on editing and the design. Secondly, there’s so much imagery and most of the images we take end up online. We take one second to look at the content and scroll on. So I wanted to make something that had more value and permanence to it. An actual object that (hopefully) lives on longer than me. Then a third reason is the fact that these images are not allowed on social media (I cannot even post the cover of my book) so it needs to live in the real, offline world.

Does the exhibition reflect the book's layout? How do they differ?

The exhibition at the Vriend van Bavink gallery in Amsterdam has links to the books layout, for example I used the colour combination that Merel made for the book in some of the photo prints and I used some of the diptych image combinations within the show. I always look at a space first before I come up with the presentation concept so the gallery in Amsterdam had a lot of framed prints, but the space in London (the Photo book cafe) will focus more on the book and I’ll present actual uncut printed pages that I took from the book printer. Next month I’ll do another presentation in gallery La Senora in Oaxaca including performances from artists/dancers in Mexico with their interpretation around the subject “BODY”.

Is it an on-going project or is it over?

My research towards human bodies and nature is definitely not over. I’m working on a new project that is more about the outer AND inner nature of our bodies, between reality and staged...but no photography this time :)



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Quali sono le nuove tendenze? Qui sotto potete scoprire la nostra selezione di scarpe moda avvistate alle sfilate Autunno Inverno 2020 2021 di New York, Londra, Milano e Parigi.

  • Baby shoes: Mary Jane, con fori a “occhietto” o ballerine con cinturino alla caviglia, gli stilisti s'ispirano all'infanzia. Diventa un must indossare i modelli di pelle o vernice nera con il più classico calzino bianco. La versione più contemporanea, propone decorazioni con perle o borchie e suole platform.

  • Stivali: i modelli sono alti, appena sotto o sopra il ginocchio. Sono morbidi e anche arricciati: si conferma la combo moda pantaloni/jeans dentro ai boots.

  • Punte quadrate vs punte affilate: le prime per il giorno ( quindi, più comode), le seconde per la sera (per completare un look sexy).

  • Francesine: lacci e laccetti tornano di moda, per completare outfit dall'allure retrò.

  • Catene: vezzo “bold rock” che viene utilizzato come cavigliera per le décolleté.

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As the final medley of checkerboard outfits had walked Burberry‘s high line runway, where two musicians were playing on an elegant grand piano, Riccardo Tisci had this to say: “I’ve been reflecting about my time in London when I was a student. London gave me my freedom - and my confidence.”

Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020
Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020

To underscore the message, the show was titled 'Memories', which drew on the designer’s experience at Central Saint Martins and trips to India in the 1990s.          

This has been the refrain since the Italian designer became Burberry’s chief creative officer two years ago.

The British background in Burberry’s world is complex, starting with its founder Thomas Burberry in 1856.

A brown leather coat with a big furry collar opened the 108 piece showBurberry - Runway - LFW February 2020
A brown leather coat with a big furry collar opened the 108 piece show
Mike Marsland

Tisci continues to make an impressive number of stylish tailored coats and jackets, occasionally more sporty or streetwise. That is especially true of menswear, which perhaps echoes the style of the designer as a young Italian boy thrown into the fashion zone of freedom.

Burberry's famous check took centre stage
Burberry's famous check took centre stage

What he was unlikely to have understood then - or now - is the complex British class system. Such are the peculiarities of the, albeit fading, class system, that some Brits may still feel that a stained and patched-up beige Burberry raincoat, with its faded check lining, is a signal of aristocratic class. Queen Elizabeth wears one on horseback with her Hermès scarf.

Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020
Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020

Tisci’s vision is much broader than that. And so it should be. But unlike his design predecessor Christopher Bailey, by turning his back completely on Burberry’s country look of the entire 20th century, the current designer has created a new world.

Bella Hadid on the runway BurberryBurberry - Runway - LFW February 2020
Bella Hadid on the runway Burberry
Mike Marsland

The brown leather coat with a big furry collar that opened the 108 piece show swiftly turned into the game of checks that ran throughout for both sexes. 

The patterns competed with pure white outfits (chauffeur and private jet required); silver dresses; and a leopard print that looked fun and fresh for this legacy brand. Add sky blue or olive green as colour accents.

Burberry is certainly viewed as an international super brand - although it now has to get through China's shut down following the coronavirus outbreak.

Mariacarla Boscono and Frankie Rayder backstage at BurberryBurberry - Backstage - LFW February 2020
Mariacarla Boscono and Frankie Rayder backstage at Burberry
Gareth Cattermole/BFC

But the full dramatic show, with celebrities both on stage (the Hadid sisters, Bella and Gigi) and in the audience (actor Cate Blanchett, singer FKA Twigs and supermodel Naomi Campbell), did not bring that shiver of excitement and magic that a great show provides.

Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020
Burberry ready-to-wear autumn/winter 2020

Why, when there were so many splendid, modern outfits? Perhaps because it looked so carefully executed that the wild fire of great fashion was suppressed.

Or maybe Tisci should visit that other England of today, the one that voted for Brexit and where a muddy field would kill off a gorgeous white Burberry coat at the first step.



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Who would have thought that 'antique celluloid' - a fluff of tinsel at the neck - would be the leitmotif of the London autumn/winter 2020 show season that has just closed.

The puff of cloudy, vaporous material was hardly more than a gesture from JW Anderson,  but it was an important way to show that fashion in 2020 is not so much about radical change, rather a mark of identity.

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020

Christopher Kane does not exactly own sex-on-the-catwalk, but it is his favourite way of garnering attention, for adding wit and glamour to the runway. No wonder that the music was a repetitive beat of Garden of Eden

Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020Christopher Kane - Runway - LFW February 2020
Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Victor VIRGILE

The important point is that this forceful season in London has focused on designers who have carved out a position and are now consolidating it. They have all had a taste of international expansion, while Kane has backed away from his support from Kering and decided to manage his business on his own.

Here is an appraisal of two London powerhouses - and how they fared this season.

JW Anderson: Clear vision

JW Anderson had no doubt about his message.

“Making an entrance is the starting point - the idea of when you enter a room - what do you want to say,” announced JW Anderson, listing all the attention-seeking pieces.

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020

“Playing with volumes - textures and volumes - blowing up and then reducing it. 'Nouveau Chic' - like that moment in the Twenties when everything resurged and rebounded again,” the designer said. 

“I was playing with mixtures of fabrics we have in the studio that we hadn’t explored before. So this collage look with ruffles and antique celluloid which looked like ice...with celluloid tapes that went into sequins. The idea was of something different - optimistic volumes!”       

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020

What that meant on the runway was graphic shapes, even for knitwear, which the designer said he had not explored for a long time.

"I kind of like this idea of odd, modular shapes,” JW (as he is known) continued. “We haven’t explored industrial knits for a long time, and the large structures were built out of circular knitting. 

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020

"The dress which has the pink, purple and turquoise is all a new technique in knit with new volumes. Some of my favourite things are a shawl-collared tuxedo when you have these moments of excess as if women were individually walking into the space.”

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020

That was the story, but it seemed so much less complicated as the models walked briskly in-and-out of the show 'corridors' with each well thought-out garment having a special element - a vast opera-sized leather coat with an equally giant collar framing the neckline; a graceful silken dress patterned with beer cans; and most striking of all, the fuzzy 'sleeves' that looked like candy floss floating down bare arms. 

JW named the collection 'Nouveau Chic' - a slightly ironic reflection of the fact that he shows his other collection for the Spanish Loewe company in Paris. The designer has quietly become an international power house, selected by Italian brand Moncler to be the latest designer to collaborate as part of its Genius project.

JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020JW Anderson - Runway - LFW February 2020
JW Anderson ready-to-wear autumn/winter 2020
Victor VIRGILE

The designer deserves to be recognised as exceptional for he has succeeded in making clothes with modern meaning and with a difference that never makes them seem weird.

Christopher Kane: Adam and Eve

Sex is never very far from the runway at a Christopher Kane show. For this autumn/winter show, the voice of Dick James singing the Fifties' hit Adam and Eve blared through the collection, accompanied by triangle patchwork dresses and triangle bralet slips.

Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020

Kane was disingenuous in suggesting that “it wasn’t deliberate or intentional”, as if the clothes just appeared.

Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020

“We started playing with saucy underwear and then triangle shapes began to appear,” explained the designer. "And as we did a patchwork with triangles - the strongest shape in nature. Then, suddenly, the eye of God came into it and it had a menacing, devilish satanic point.”

All sorts of strange things were introduced, including harness implants - an orthopaedic piece used to enhance the bust line.

Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020

“It’s the whole idea of protection and the idea of man, feeling and nature today. It’s become exploited and artificial but we like to keep it feminine, so there is always a bust as a constraint.”

Triangles at Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020Christopher Kane - Runway - LFW February 2020
Triangles at Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Victor VIRGILE

All that seemed very complex for what we actually saw, which was not some familiar lingerie-based outfit, but rather a development of the triangle shape, whether they were draped angel-wing like across the front of dress, or triangle shaped bows with the lacy lingerie tops. 

Sometimes the triangles were just that - patterns on coats and dresses with bold shoulders. Or there were simple little black dress with a transparent plastic rib below the bust above a strip of naked flesh. The same idea was replayed with sparkling flower-shapes lined up alongside the liquid-filled plastic. It all re-called the designer’s early stages when so much suggested a hospital bed, both clinical and sensual.

Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020
Christopher Kane ready-to-wear autumn/winter 2020

So Kane, who has separated from the Kering group, is carrying on alone and reinforcing his original fashion vision: spirited, fresh, young clothes that are just a touch kinky. 



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Cosa andrà di moda la prossima stagione? In attesa della mappa delle tendenze Autunno Inverno 2020 2021, nella seguente gallery potete scoprire il nostro diario della Milano Fashion Week (qui il calendario): una preview moda di capi e accessori avvistati tra eventi e presentazioni stampa. 

Mila SchonMila SchonGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoGentryportofinoSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaSimonetta RavizzaFlapper Genevieve Xhaet Flapper Genevieve Xhaet Flapper Genevieve Xhaet Flapper Genevieve Xhaet Flapper Genevieve Xhaet Flapper Genevieve Xhaet Lineapelle - vernissageLineapelle - vernissage"Questione di pelle"MARCO ERBA/SGP


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È tempo di Milano Fashion Week 2020, sette giorni dedicati alle nuove collezioni autunno inverno 2020 2021, in cui la capitale lombarda accoglie tantissimi visitatori e addetti ai lavori da tutto il mondo. Sette giorni di sfilate, eventi, cene e occasioni per socializzare con la fashion community. Per chi è nuovo in città, o per chi ha voglia di scoprire un indirizzo mai provato prima, vi segnaliamo una nuovissima apertura in zona porta Venezia e 5 ristoranti, alcuni tipicamente milanesi come il Savini, prenotabili facilmente online dallo smartphone.

Røst

È il nuovo ristorante che porta sulla scena milanese un concetto di cucina circolare, semplice e autentica, con la riscoperta dei sapori della tradizione, dei tagli poveri, dei cibi dimenticati. Al numero 3 di Via Melzo, che sempre più si distingue come la nuova food street del distretto di Porta Venezia. Essenzialità, semplicità, verità: sono queste le parole chiave della proposta enogastronomica di Røst. Da un punto di vista design, i progettisti di Vudafieri-Saverino Partners, che hanno curato l'interior, hanno tradotto il dna e i valori del brand in soluzioni di spazio, colori e superfici: Røst è un luogo raccolto e intimo, un mix di tradizione e modernità, proprio come la cucina proposta dalla chef Lucia Gaspari. Lo spazio è semplice, senza troppi artifici. I toni sono caldi, dominati dal colore rosso “Marsala”, che rimanda al rapporto con il vino e la terra. 

Santi CalecaRovello 18

"Un posto dove la tranquillità e la buona cucina sono di casa", è questo lo slogan del ristorante trattoria fondato nel 1950. La tradizione familiare e una cucina semplice legata al territorio sono i punti forti del locale insieme all'accurata ricerca dei prodotti e l’ampia selezione di vini.

Rovello 18
Rovello 18
Giannino dal 1899

Con oltre un secolo di storia, il locale ristrutturato di recente si snoda in quattro sale arredate con gusto aristocratico. Il menù basato sulla tradizione gastronomica italiana e milanese si contrappone alla cocktail list originale dell'American Bar nella sala centrale.

Giannino dal 1899
Giannino dal 1899
KOWA

Il primo ristorante Pan Asian di Milano offre una cucina fusion incrociando ricette e prodotti della cucina asiatica in un menù di piatti unici come il carpaccio di tonno con foie gras e tartufo nero.

KOWA
KOWA
Vikissimo

Il ristorante affacciato sulla celebre Galleria Vittorio Emanuele II è caratterizzato da un ambiente moderno arredato con le opere di molti artisti rappresentati alla Galleria Vik Milano. Il menù ispirato alla tradizione italiana si completa con la lista di vini autoprodotti.

Vikissimo
Vikissimo
Savini

Nato nel 1867, il ristorante al primo piano della Galleria Vittorio Emanuele II accoglie i suoi ospiti in due sale allestite con arredi d’antan e una moderna cucina a vista. I menù stagionali, rinominati Collezioni Savini, propongono un viaggio affascinante attraverso la tradizione della cucina italiana.

Savini
Savini

È possibile prenotare i ristoranti con OpenTable, la piattaforma leader nella prenotazione di ristoranti a livello globale, arrivata a Milano qualche mese prima della settimana della moda. Con una lista di oltre 170 ristoranti in città, tra celebri tappe culinarie e imperdibili perle gourmet, il servizio è attivo 24 ore su 24, su sito web o su App.



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Tra gli ospiti più attesi di questa seconda giornata della Milano Fashion Week c'è Achille Lauro, reduce dal successo di Sanremo. Il cantante ha optato per un completo verde per la sfilata della collezione Autunno/Inverno 20-21 di Gucci di Alessandro Michele, che lo ha vestito proprio per le cinque giornate del Festival.Continua a leggere

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Sportmax celebra il 50esimo anniversario con una capsule collection, uno speciale window display e un libro

La capsule collection #SportmaxAnniversary è l’emblema della storia e dell’evoluzione del marchio. «Questi 15 items nascono da un capo dal carattere molto forte, conservato nel nostro archivio» spiega Grazia Malagoli, dal 1983 Fashion Director del brand, mostrando un’immagine del libro. «È un trench della collezione autunno inverno 1971, realizzato con una macchina chiamata “Rimoldi”, oggi comune, allora speciale, da cui è venuta l’idea dell’impuntura con filo sfumato, la signature dell’intera capsule. I colori sono del periodo in cui Sportmax ha esordito: verde smeraldo, rosso intenso, blu oltremare, toni vibranti ed energici, che ricordano un decennio, gli anni 70, caratterizzato da positività e aspettative da rivoluzioni sociali e culturali».

Look Sportmax tratto dal volume curato da Olivier Saillard
Look Sportmax tratto dal volume curato da Olivier Saillard

Proprio dai colori della capsule è nato il concept creativo dell’esposizione: otto vetrine della Rinascente di Milano, visibili per l’intero periodo della Milano Fashion Week, dal 18 al 24 febbraio. D’autore l’allestimento, firmato dal regista d’opera Robert Carsen, star delle maggiori Opera Houses, presenza fissa alla Scala di Milano e alla Fenice di Venezia, attualmente in scena all’Opera di Roma. Non nuovo, il Maestro, a progetti speciali per la moda, come egli stesso ci ricorda: «La moda mi ha sempre affascinato, non solo quella di oggi, ma di tutte le epoche, perché la mia teoria è che tutto sia contemporaneo nel tempo in cui vive. In parallelo al mio impegno di regista ho realizzato scenografie per musei, soprattutto in Francia: tra le più recenti una mostra al Musée d’Orsay sulla moda al tempo degli Impressionisti e un omaggio a Karl Lagerfeld al Grand Palais. Tra l’altro collaborando spesso con Olivier Saillard, curatore del volume su Sportmax. Così quando Giorgio Guidotti, presidente della comunicazione Max Mara, mi ha proposto di pensare a un’idea per questo anniversario, ho accettato: non avevo mai ideato vetrine, ma amo dedicarmi a progetti sempre nuovi». 

“Sportmax” (Assouline)
“Sportmax” (Assouline)

Da uomo di teatro colto qual è, Carsen è partito dalla storia del marchio, per collocarla nella contemporaneità, come fa sempre nelle sue regie, per i cui allestimenti non parla di costumi ma di clothes, abiti. «Conoscevo il brand Sportmax ma non la sua storia e studiandola sono rimasto colpito da quanto è stato fatto negli anni 70: colori e tagli superstrong e very direct, con spirito gioioso. Immediata è stata l’associazione tra i colori della capsule collection e i movimenti della pittura americana di quegli anni, Color Field painting e soprattutto Hard Edge painting, di artisti quali Kenneth Nolan e Barnett Newman. Chi conosce questi movimenti ne riconoscerà l’iconografia nelle vetrine della Rinascente, chi no apprezzerà comunque a livello coloristico, trovando l’allestimento contemporaneo. Per me è stata un’esperienza molto stimolante: avevo proprio voglia di immergermi nella vostra cultura di quegli anni», conclude il regista canadese nel suo perfetto italiano. 

Le vetrine della Rinascente con lo speciale allestimento curato per Sportmax da Robert Carsen
Le vetrine della Rinascente con lo speciale allestimento curato per Sportmax da Robert Carsen
Silvia Rivoltella

Per approfondire, il volume Sportmax in formato coffee table (edito dal luxury publisher Assouline, curato da Olivier Saillard con testi di Luke Letch) ripercorre la storia del marchio in 254 pagine e 228 illustrazioni. Cinque decadi in cui non è cambiata la vocazione a uno stile sempre all’avanguardia, che non perda mai di vista l’alta qualità e il sapere fare italiano. Un successo d’immagine frutto di un lavoro corale più che del singolo creativo, con collaborazioni non espressamente dichiarate ma d’eccellenza, che hanno contribuito a definire l’estetica e la visione di Sportmax. Dai fashion designers Nanni Strada, Jean-Charles de Castelbajac, Odile Lancon, Guy Paulin, ai fotografi delle campagne Sarah Moon, Peter Lindbergh, Albert Watson,  David Sims, alle modelle interpreti Yasmine Le Bon, Carla Bruni, Karlie Kloss, Siri Tollerød, Sigrid Agren.

Ricorda quegli esordi entusiasmanti Laura Lusuardi, Fashion coordinator di Max Mara, allora giovanissima stilista, la prima interna a lavorare su Sportmax: «Un’intuizione di Achille Maramotti, che nel 1969 lanciò una collezione di guardaroba coordinato, primo esempio di total look, creato per una giovane donna, dalla fisicità nuova. Dai viaggi negli Stati Uniti e dai soggiorni a Londra del fondatore di Max Mara nacque l’ispirazione, che guardava al nuovo sportswear americano e alla moda giovane della Swinging London». 

«Sono orgogliosa di questo cinquantesimo anniversario, un lungo percorso, fatto con passione, una passione che non è mai cambiata» conclude Grazia Malagoli. «Certo ci sono state le nostre evoluzioni, in parallelo con i cambiamenti delle donne e del loro modo di vivere, sempre più dinamico. Sportmax era nata proprio per essere la collezione delle nuove generazioni e ha continuato in questa direzione. La nostra mission è guardare sempre avanti, senza dimenticare il passato, per fare sempre meglio. Intanto questo anniversario sta stimolando nuovi progetti e differenti visioni». 



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È la moda che inaugura il museo del design, non ci sono più confini tra le discipline. Trasversalità  e multidisciplinarietà restano le parole d’ordine anche del nuovo millennio.

L’Adi Design Museum - Compasso d’Oro che ha svelato alla città i suoi spazi solo a fine gennaio ma verrà inaugurato ufficialmente a giugno, ospita in occasione della Milano Fashion Week due sfilate. La prima, Jil Sander, va in scena il 19 febbraio alle 18 con ingresso da via Bramante 42.

Per la seconda - Missoni - bisogna aspettare sabato 22 febbraio, sempre alle 18 ma per accedere bisogna entrare da via Ceresio 7, sì proprio dove si trova l'head.

Il nuovo museo si trova a Porta Volta, al centro dell'area ristrutturata tra le vie Ceresio e Procaccini, in una piazza-giardino aperta al pubblico cui si accede da via Ceresio 7 oppure direttamente dal piazzale del Cimitero Monumentale.

Con i suoi 5mila metri quadrati e più di superficie, il museo ospiterà oltre 300 pezzi premiati con il Compasso d’Oro dal 1954 a oggi e diventerà uno dei più grandi musei d’Europa dedicati al design con mostre temporanee che vedranno l’alternarsi di altri 2mila pezzi della collezione di Fondazione Adi - Associazione Design Industriale.



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Il trucco si ispira all'architettura italiana e ai suoi dettagli come il marmo

Karim Rahman commenta così il trucco realizzato, insieme al team di KIKO MILANO, per la sfilata Autunno Inverno 2020 2021 di Arthur Arbesser. Un make-up caratterizzato da un incarnato naturalmente impeccabile e fresco, dal mascara - steso sia sulle ciglia superiori sia su quelle inferiori - e su labbra molto idratate. 

Incarnato perfetto e naturale: ecco il trucco, firmato KIKO MILANO, alla sfilata di Arthur Arbesser
Incarnato perfetto e naturale: ecco il trucco, firmato KIKO MILANO, alla sfilata di Arthur Arbesser

Il focus è però sugli occhi: “Per dare un tocco potente e di carattere abbiamo puntato sul bianco per lo sguardo a contrasto con la collezione (di Arthur Arbesser, ndr) che è piuttosto scura”, spiega Karim Rahman. 

Alla sfilata di Arthur Arbesser il trucco occhi, realizzato da KIKO MILANO è grafico e bianco in contrasto con i colori della collezione
Alla sfilata di Arthur Arbesser il trucco occhi, realizzato da KIKO MILANO è grafico e bianco in contrasto con i colori della collezione

Per realizzare il trucco della sfilata quattro i prodotti icona utilizzati: High Pigment Wet and Dry Eyeshadow 01, Colour Kajal 02, Maxi Mod Mascara e Matte Fusion Pressed Powder.

High Pigment Wet and Dry Eyeshadow 01, KIKO MILANO
High Pigment Wet and Dry Eyeshadow 01, KIKO MILANO
Spring StudiosColour Kajal 02, KIKO MILANO
Colour Kajal 02, KIKO MILANO
Spring StudiosMaxi Mod Mascara, KIKO MILANOKM100505017001A
Maxi Mod Mascara, KIKO MILANO
tadaaaMatte Fusion Pressed Powder, KIKO MILANO
Matte Fusion Pressed Powder, KIKO MILANO
Spring Studios


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La Principessa Anna è una delle icone di stile della Royal Family

La famiglia Windsor ha da sempre rappresentato un polo di stile ed eleganza, il cui magnetismo irresistibile ha originato il moto delle tendenze e della moda. Dall'iconica Principessa Diana, ai tailleur in technicolor della Regina Elisabetta II, per arrivare alla sobrietà splendidamente British di Kate Middleton, ogni donna della Royal Family ha dato il suo contributo per accrescerne l'ormai inaffondabile reputazione glamour. 

1960, la Principessa Anna con il suo cavallo Doublet ai Badminton Horse TrialsPrincess Anne - 1960s
1960, la Principessa Anna con il suo cavallo Doublet ai Badminton Horse Trials
Reginald Davis/Shutterstock

Fra loro, un personaggio in particolare si è eclissato dietro la stella più luminosa di Lady D, riscoprendo un meritato splendore solo negli ultimi anni: la Principessa Anna. Trasgressiva, anticonformista, cavallerizza provetta e donna intraprendente, la figlia della Regina ha trovato altri modi per conquistare i tabloid internazionali, presi a commentarne gli amori proibiti piuttosto che i look impeccabili

1960 ca., uno scatto nei giardini di Buckingham PalacePrincess Anne - 1960s
1960 ca., uno scatto nei giardini di Buckingham Palace
Reginald Davis/Shutterstock

Nel suo abbigliamento, si mescolano il contegno aristocratico della madre e un accenno della stravaganza couture della zia, la Principessa Margaret, il tutto definito da un'estetica del tutto personale. In grado di sfoggiare jeans e camicia con la stessa eleganza di un abito da sera, la Principessa Anna ha interpretato le tendenze di anni 60, 70 e 80 a modo suo, con mini dress dai motivi floreali, colori pastello, e bluse stampate in tonalità vitaminiche, dal giallo limone a sfumature mandarino. 

1960 ca. il Principe Carlo e la Principessa Anna in Nuova ZelandaPrincess Anne - 1960s
1960 ca. il Principe Carlo e la Principessa Anna in Nuova Zelanda
Reginald Davis/Shutterstock

Grande è anche la varietà di stili sperimentati nel corso degli anni: c'è un approccio romantico e principesco, fatto di abiti in chiffon dalle lunghe gonne leggere, cappelli decorati con fiori freschi e accessori preziosi; c'è una fase bohémien chic anni 70, con i fedora a tesa larga, i pantaloni a zampa, e camicie con maniche ampie e morbide. Prediletto è però il rigore casual del mondo equestre, la sua più grande passione, che trasla nell'abbigliamento sportivo e informale fatto di jeans, stivali e giacche impermeabili. Irriverente e ricca di charme, la Principessa Anna entra di diritto a far parte delle donne più eleganti della Royal Family.

Lo stile della Principessa Anna negli anni
1960 ca., con Mark Phillips alla Coliseum Agriculture Winter Fair di Toronto, Canada
1960 ca., con Mark Phillips alla Coliseum Agriculture Winter Fair di Toronto, Canada
Reginald Davis/Shutterstock1960 ca., a Persepoli per celebrare 2500 anni della Dinastia Persiana
1960 ca., a Persepoli per celebrare 2500 anni della Dinastia Persiana
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1967, uno scatto di profilo della Principessa
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1960 ca., in visita a Edimburgo, Scozia
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1960 ca., nei giardini di Buckingham Palace
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1968, durante gli Horse Trials con i membri del Royal Canadian Mounted Police
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1970, la Principessa Anna a Sandringham House
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1973, durante la tre-giorni della European Championship Competition a Kiev, Russia
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1973, alla Sandhurst Military Academy durante una parata
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1981, la Principessa Anna con il marito Mark Phillips
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Giugno 1983, la Principessa partecipa al Derby di Epsom
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Principessa AnnaPrincess Anne - 1960s
1960 ca., con Mark Phillips alla Coliseum Agriculture Winter Fair di Toronto, Canada
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1960 ca., a Persepoli per celebrare 2500 anni della Dinastia Persiana
Reginald Davis/ShutterstockPrincipessa AnnaVARIOUS - 1967
1967, uno scatto di profilo della Principessa
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1960 ca., in visita a Edimburgo, Scozia
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1960 ca., nei giardini di Buckingham Palace
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1968, durante gli Horse Trials con i membri del Royal Canadian Mounted Police
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1970, la Principessa Anna a Sandringham House
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1973, durante la tre-giorni della European Championship Competition a Kiev, Russia
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1973, la Principessa e il suo fiancé, il Capitano Mark Phillips, durante la premiere londinese del film ‘Jesus Christ Superstar’
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1973, alla Sandhurst Military Academy durante una parata
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1973, con cappello giallo e camicia stampata
Sipa/ShutterstockPrincipessa AnnaAnne Theatre Kiev 1973
1973, in tailleur pantalone a teatro
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1973, in camicia e jeans durante una visita a Kiev, Russia
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1977, la Regina Elisabetta II con la Principessa Anna al battesimo del nipote Peter Phillips
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1981, la Principessa Anna con il marito Mark Phillips
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Giugno 1983, la Principessa partecipa al Derby di Epsom
Getty ImagesPrincipessa AnnaRoyalty - Princess Anne Riding for the Disabled Association - West Yorkshire
1983, la Principessa in visita all'Ackworth Group of the Riding for the Disabled Association
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1983, ai Gatcombe Park Horse Trials nel Gloucestershire
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1984, con i figli Peter e Zara al Royal Windsor Horse Show
Getty ImagesPrincipessa AnnaBritish Royalty
1984, durante i Windsor Horse Trials al Windsor Great Park nel Berkshire
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1984, in Gambia come patrona di Save The Children
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1990, la Principessa in visita a Zagorsk durante il suo tour ufficiale in Russia
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2000, al Natural History Museum di Londra per il Save The Children Festival of Trees
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2004, durante i Windsor International Horse Trials al Windsor Great Park
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2011, la Principessa Anna al ‘Liverpool Day’ della John Smith's Grand National Horse Racing
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2016, al Thistle Service nella cattedrale di St Giles a Edimburgo, Scozia
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2017, durante i Whatley Manor Horse Trials al Gatcombe Park di Stroud, Inghilterra
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2017, al ‘Ladies Day’ del Cheltenham Festival, Inghilterra
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2018, la Principessa Anna al Chelsea Flower Show
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Ispirazione Eighties per l'ultima collezione di Alberta Ferretti, che fa sfilare completi in pelle nera e grigia dalle silhouette over, con giubbotti strizzati in vita, giacche quadrate, pantaloni a vita alta dalla linea morbida. 

Photo: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / Gorunway

Illuminano le tonalità scure degli outfit in passerella accenti di viola e dettagli dal mood  romantico come ruches e volants applicati sul collo delle camicie o sugli abiti.

Photo: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / Gorunway

A fare da contrappunto a grigio e nero, anche pervinca, rosso e marrone: tonalità che illuminano senza stonare. 

Photo: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / Gorunway

Per la sera, spuntano broccati dai bagliori tenui, a sottolineare un'eleganza mai chiassosa anche se capace di farsi notare. Mentre il gran finale è affidato ai meravigliosi abiti in chiffon la cui femminilità vaporosa è, dalle origini, la firma della maison.

Qui tutti i look in passerella

Photo: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / GorunwayPhoto: Isidore Montag / Gorunway.com,Photo: Isidore Montag / Gorunway


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